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Il
Mastrogiurato (1997)
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di G. Di Florio |
Il
sovrintendente generale di tutto l'andamento delle Fiere era il Mastrogiurato
pur anche detto, per Lanciano, Maestro delle Fiere. Questa particolare figura di
amministratore non fu, come si potrebbe pensare, una particolare espressione
amministrativa creata dall'Università di Lanciano, giacché tale
"personaggio" faceva parte della riforma dell'amministrazione regia
fatta dal Re Carlo l' d'Angiò verso la fine del 1200, allorché egli volle
distinguere la figura del Sindaco come capo dell'Università per tutto ciò che
concerneva la pubblica amministrazione, da quella del Mastrogiurato, che aveva
una funzione di tutela dell'ordine pubblico e della pubblica incolumità, ma
tuttavia di rappresentanza della città per tutto ciò che poteva interessare la
stessa con altre Università o con altri popoli, sia come "pubbliche
relazioni" e sia come rappresentanza ufficiale della città per gli affari
di straordinaria amministrazione. In Lanciano il Mastrogiurato acquistava una
particolare importanza, giacché egli era preposto non soltanto alla vigilanza
della Fiera con i propri gruppi armati, sia di giorno che di notte, oltre che a sovrintendere
su tutti gli Ufficiali amministrativi preposti ai vari settori di vigilanza
(grascia, igiene, ordine pubblico, pagamento dei dazi o gabelle non esenti), ma
aveva giurisdizione esclusiva dei giudizi penali per tutti i reati commessi
nell'ambito della Fiera e durante le Fiere o in occasione delle Fiere, nonché
giurisdizione civile per le controversie tra mercanti o tra mercanti ed
acquirenti, allorché la lite sorgeva tra persone appartenenti - almeno una
delle parti - a Stati o Paesi esteri rappresentati dai consoli. In tal caso il
Mastrogiurato, che pur sempre doveva lasciare la decisione della lite ai due
giudici civili nominati dal Consiglio, aveva facoltà di partecipare al giudizio
e proporsi come paciere unitamente al console del Paese dal quale proveniva uno
dei litiganti. Aveva anche facoltà, il Mastrogiurato, ai sensi dell'art. 170
del Regolamento di convocare il Consiglio per questioni urgenti e riguardanti la
Città, facendo suonare la "campana della giustizia" un'ora prima
della convocazione. Anche per la chiusura delle Porte della città all'ora di
notte e l'apertura di esse all'alba, era preposto il Mastrogiurato con le sue
Guardie armate, non potendo in tale attività interferire neppure il Capitano
regio. A tanto potere e responsabilità veniva dato un termine ben preciso ed
abbastanza breve e cioè SEI MESI, come per uguale periodo di tempo durava in
carica anche il Sindaco. Un tempo così limitato portava a due conclusioni
sagge: l°)
il Mastrogiurato o il Sindaco ponevano tutte le loro energie nell'operare
nell'interesse della città per il migliore risultato voluto (in virtù del
Capitolo 160 del Regolamento il Sindaco come il Giudice civile ed il mastro
d'atti - alias cancelliere - venivano sindacati alla fine del loro mandato
"avanti li Giudicatori che si faranno nel Consiglio"); 2°)
veniva evitato ai due l'arroganza nel potere e ancor più la corruzione o il
peculato. In
altri tempi le "mani pulite" il Regolamento di Lanciano le prevedeva
con accortezza, non lasciando che il lungo tempo di "potere" dei suoi
amministratori le facessero diventar sporche. Lanciano ha avuto cosi ottimi
sindaci ed ancor più eccezionali Mastrogiurati che si sono battuti strenuamente
in difesa dei diritti di Lanciano, contro chiunque e dovunque, in perfetta
osservanza scrupolosa dell'art. 13 del Regolamento delle Fiere del 1540 che
così prescriveva: "il Mastrogiurato e tutti gli altri Ufficiali difendano
e facciano rispettare i diritti tutti ed i privilegi accordati per la
celebrazione di esse Fiere a COSTO DEL PROPRIO SANGUE E PER ONORE DELLA CITTA'".
Valga citare a tal proposito un Mastrogiurato per tutti: don Alessandro Capretti
Y Valleno, nobile rappresentante della famiglia Capretti Y Valleno, spagnola,
trasferitasi a Lanciano nella seconda metà del sec. XVI, che vantava molti
dottori e membri dei famoso Ordine Religioso Cavalleresco di Spagna, quello di
CALATRAVA. Lanciano, da sempre città demaniale, per i debiti contratti dalla
Corte di Napoli, fu venduta come feudo al duca di Castro Alessandro Pallavicini
che non potette prendere possesso della città per l'immediata ribellione di
essa. Morto il Pallavicini gli eredi vendettero Lanciano il 14 ott. 1646 al
Marchese del Vasto Ferdinando Francesco d'Avalos che si ebbe subito
l'opposizione di tutta la città ed un giudizio intentato alla Curia generale di
Napoli per l'illeicità della vendita. Sprezzante il d'Avalos impose una serie
di pesanti balzelli a Lanciano che ne risenti soprattutto per le forti riduzioni
dei mercanti nelle sue Fiere, per cui - spinta anche dal moto popolare di Napoli
con Masaniello del 1547 - Lanciano insorse armata il 20 luglio del 47 contro il
d'Avalos, distinguendosi in tale lotta feroce il famoso Carlo Mozzagrugno di
nobile famiglia napoletana. La pestilenza successiva attutì le lotte, ma il 4
giugno 1654 si tenne parlamento e si deliberò di impiegare tutte le forze per
ottenere la reintegrazione dell'Università "nei diritti delle gabelle, dei
corpi e degli stabili". Si raccolsero i fondi occorrenti per compensare gli
avvocati di Napoli impegnati nel giudizio contro d'Avalos e si inviò al viceré
e al Consiglio Collaterale una protesta contro le rappresaglie esercitate dal
d'Avalos. Questi, avvalendosi delle enormi protezioni che aveva presso la Corte
napoletana, seguitò nell'angariare la città, per cui Lanciano senti la
necessità di mandare a Madrid un deputato che potesse influire su re Filippo
IV. E fu proprio prescelto don Alessandro Capretti che rimase a lungo a Madrid e
riuscì a convincere il Sovrano ad ordinare al Consiglio Collaterale di Napoli
di esaminare, con due consiglieri aggiunti, la questione di Lanciano e
risolverla "col completo trionfo della giustizia". In effetti Lanciano
fu poi reintegrata nel regio Demanio. - (Ramanelli: Scoverte Patrie, tomo 11,
pag. 211). Chi più chi meno importante, i Mastrogiurati erano tutte persone
attive ed oneste, giacché nessun episodio negativo la storia ha mai registrato.
Ed è forse proprio in virtù di questa buona fama di sé che ciascun
Mastrogiurato lasciava, che le nostre Fiere si sono aperte sempre con il solito
fastoso rituale del Mastrogiurato che avanzava a cavallo, lungo il Corso delle
Bandiere, avanti ad uno stuolo di cavalieri e di popolo festoso, per alzare le
bandiere sulla torre del Tribunale della Fiera e dare così inizio alle Fiere,
due volte l'anno. Il 3° Capitolo del Regolamento del 1540, infatti, così
disponeva: "Che negli ultimi giovedì di maggio e di agosto, a cura degli
Ufficiali, dovesse far noto ai rappresentanti delle Università soggette a
Lanciano di assistere all'innalzamento delle bandiere nel palazzo comunale della
città e di trovarsi pronti e disposti a rendere il solito omaggio al
Mastrogiurato (il bacio del ginocchio stando egli a cavallo) e di convenire in
decenti arnesi con cavalli bardati e con due giurati armati, secondo il
rispettivo grado, onde associare al trasporto delle bandiere nel giorno
designato e nell'edificio del Portico a presenziare fino all'ammissione di
possesso dei Tribunale di Giustizia, degli Ufficiali e Maestri di Fiera e di
partirsi se non dopo compiuta la cerimonia; poi con in giunzione ai decurioni di
partecipare alle funzioni in lussuosi arnesi e con cavalli ed in caso di
impedimento legittimo spedire in loro vece giovani delle rispettive
famiglie."
Si spiega cosi, anche attraverso queste fastose formalità oltre che con la
perfetta impostazione delle Fiere ed ogni garanzia di serietà e protezione, la
fama attraverso i secoli, che hanno avuto le Fiere di Lanciano frequentate dai
popoli più disparati per lingua, costumi e religione. Erano Fiere veramente
internazionali e Lanciano assicurava, oltre tutto, una ospitalità affabile, se
non addirittura affettuosa, a chiunque, a dimostrazione di una CIVILTA' SOCIALE
acquisita per la volontà unanime di progredire nella libertà.
Ed a proposito del senso innato di Libertà del popolo di Lanciano, stanno non
solo a dimostrarlo le tante ribellioni armate, popolari, contro ogni
sopraffazione e tentativo di dittatura, ma vieppiù il permesso incondizionato
della Città di assicurare la libertà di mercato a qualsiasi persona straniera
o italiana, scevra da ogni forma di razzismo o di intemperanza religiosa, alla
pari di un cittadino di Lanciano. Diciamo che abbiamo avuto una comunità
europea 5 secoli prima di quella attuale.
E questa fierezza, che attinge ad antica autentica storia, che ci porta a
ricordare ogni anno la non mai spenta tradizione della celebrazione rievocativa
dell'apertura delle Fiere con il suo MASTROGIURATO. (Testo
di Luigi Russo da Il Mastrogiurato ed. 1997)
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