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I GRANDI ENIGMI pag. 1/7 Doppio gioco a San Vittore di F. C.
Il 12 luglio del 1944 nel poligono di tiro di Carpi, vicino Modena, viene fucilato dai tedeschi, insieme ad altri 67 antifascisti, il generale badogliano Giovanni Fortebraccio Della Rovere. Dietro quel nome altisonante, dietro quella nobile figura si celava in realtà Giovanni Bertoni, un truffatore senza scrupoli che si era prestato a fare la spia per le SS. Ma ad un tratto l'attore si immedesimò a tal punto nella parte da diventare davvero il generale Della Rovere. Fino all'estremo sacrificio. Perché?
Una storia di spie nell'ltalia della Repubblica Sociale. Una storia di atrocità e tradimenti, torture e fucilazioni. Il protagonista è un truffatore di professione che le vicende della guerra coinvolgono in un gioco mortale. Pieno di fascino e di verve, con un modo di fare che suscita immediatamente simpatia, è in realtà un criminale cinico senza scrupoli. Per tutta la vita ha rifilato le solite "patacche" portando anche a termine qualche colpo più sofisticato ma è la guerra a dargli la grande occasione. In un clima di paura e disperazione è più facile approfittare del prossimo. Basta trovare un personaggio giusto nel quale calarsi, un personaggio che ispiri fiducia e rispetto con un nome adeguato, altisonante come quello dei generale Giovanni Fortebraccio Della Rovere. Per il resto basta un monocolo per aggiungere un tocco di distinzione, una camminata da ufficiale di cavalleria con le gambe un pò arcuate, un tono di voce nel quale si avverta, pur nell'estrema cortesia, l'attitudine al comando, l'abitudine a farsi obbedire senza sforzo. E il gioco è fatto. Un uomo in quella posizione, con le amicizie che ha, con le aderenze che certamente non gli mancano, può fare molto: dare notizie di prigionieri deportati in Germania, recapitare pacchi fin dentro i campi di concentramento, evitare maltrattamenti, forse addirittura impedire fucilazioni ... Con un cinismo ributtante il "generale" promette, assicura, garantisce strappando ai disperati che si rivolgono a lui tutto il denaro possibile. Altro ne spilla a coloro che vogliono assicurarsi benemerenze per il "dopo". Ma non basta. Ai raggiri si aggiungono il tradimento e le delazioni. Da quel momento la sua strada è segnata dal sangue e dalla morte. Come un serpente, affascina le sue vittime per poi consegnarle nelle mani dei carnefici nazisti. Ma all'improvviso il piccolo truffatore, lo squallido servo delle SS sembra trasformarsi in un generale vero, dignitoso, altruista, eroico fino al sacrificio supremo. Che cosa è successo? L'attore si è immedesimato a tal punto nel suo personaggio da non riuscire più a distinguere la realtà dalla finzione? 0 il truffatore-spia ha spinto il gioco sino alle estreme conseguenze e alla fine non lo ha più potuto controllare? Non lo sapremo mai, il "generale" Della Rovere ha portato nella tomba il suo segreto.
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