I GRANDI ENIGMI

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Doppio gioco a San Vittore

di F. C.

 

CRONACA DEGLI AVVENIMENTI

Giovanni Bertoni, l'uomo che durante l'occupazione nazista nell'Italia del nord interpreterà in modo drammatico il ruolo del generale Della Rovere, nasce ad Alessandria il 9 aprile 1894 dal capitano di fanteria Ubaldo Bertoni e da Teresita Rizzo. Cresce in una famiglia di rigide tradizioni militari e ottime condizioni sociali. Il padre e un fratello diverranno generali, un altro fratello ingegnere. Lui stesso è avviato alla carriera militare, ma la abbandona quando raggiunge il grado di capitano dei bersaglieri per seguire gli istinti della sua vocazione vera: quella del truffatore. Dopo l'8 settembre 1943 si stabilisce a Genova e lì comincia a tessere la trama della grande truffa che finirà solo il 12 luglio 1944 sotto il fuoco del plotone d'esecuzione nazista nel poligono di tiro di Carni, in provincia di Modena. Inventa un personaggio nel quale si introduce come la mano in un guanto: Giovanni Fortebraccio Della Rovere, generale di corpo d'armata in aspettativa. La gente comincia a parlare del generale badogliano sbarcato clandestinamente ad Alassio per prendere contatti con la Resistenza. I tempi sono duri, l'Italia è spezzata in due, i collegamenti difficili e il "generale Della Rovere" può organizzare le sue truffe senza rischiare troppo. Succhia denaro a tutti, agli ingenui e ai disperati, vantando amicizie potenti, promettendo riconoscimenti futuri. Gli industriali gli danno soldi "per la Resistenza", i parenti dei rastrellati si dissanguano pur di aggrapparsi a un filo di speranza. Ma nei primi mesi dei 1944, Bertoni/Della Rovere cambia livello ed entra nel gioco mortale. La squadra politica della questura genovese, sulle tracce del "generale badogliano", lo arresta. Il commissario Veneziani intuisce che quell'uomo dagli estri criminali multiformi può diventare utile e gli propone un lavoro infame: dovrà raccogliere notizie contro la Resistenza. Il "generale" accetta. Lo rinchiudono in una cella, a Marassi, mescolato ai politici. In poche settimane scopre il filo che lega uno degli arrestati al comando militare clandestino di Roma. Il rapporto finisce tra le mani di Kappler e le SD (la polizia di sicurezza germanica) romane arrestano il colonnello Montezemolo e altri esponenti della Resistenza. I tedeschi sono entusiasti e subito il capo delle SD di Milano reclama quell'uomo, per tentare anche a Milano l'operazione di scardinamento. Bertoni porta a termine anche questa sporca missione: i tedeschi catturano Mario Damiani, frantumano il nucleo clandestino della "Edison" e per la prima volta si trovano di fronte al nome di Ferruccio Parri. E' la fine di aprile 1944 e la spia ha lavorato bene. Ma da quel momento Bertoni decide di tornare alle sue vecchie truffe. Gli danno spago, per un po', ma a maggio inoltrato il colonnello Rauff lo fa rinchiudere a San Vittore per tentare un altro colpo. E' in questo periodo che la vita di Giovanni Bertoni imbocca bruscamente una svolta. Ora è a tutti gli effetti il generale Della Rovere, esponente della Resistenza. Come tale si comporta, secondo tutte le testimonianze. Segue, dignitoso e altruista fino all'eroismo, la strada tormentata dei martiri: prima nel campo di concentramento di Fossoli, poi, il 12 luglio 1944, nel poligono di tiro di Carpi, davanti al plotone d'esecuzione. Quando i tedeschi inseriscono il suo nome nella lista dei sessantotto detenuti condannati a morte per rappresaglia, non si tira indietro. Muore gridando «Viva l'Italia!». Ma su questo sconcertante epilogo ci sono solo impressioni. Alcuni storici affermano che Bertoni recitò fino all'ultimo istante il suo ruolo fidando nella partecipazione dei nazisti al crudele gioco. Altri, forse i più, vedono nell'ultimo "generale Della Rovere" un uomo trasfigurato, avviato all'espiazione, quasi contagiato dallo spirito degli eroi autentici che lo circondavano.

 

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