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I GRANDI ENIGMI pag. 6/7 Doppio gioco a San Vittore di F. C.
Spacciandosi per generale badogliano, Della Rovere si infiltrò negli ambienti del Partito d'Azione. Conobbe presto Italo Robbiani, l'uomo che teneva i contatti con la Special Force, e lo affascinò. Robbiani era convinto di aver trovato un prezioso alleato per la causa, quando presentò il "generale" a Mario Damiani. I due si incontrarono alle 15 di un giorno di fine aprile 1944 nella chiesa di San Babila. Uscirono dopo trenta minuti e, prima d i salutarsi sul sagrato, Della Rovere accese una sigaretta. Era il segnale, il bacio di Giuda. Mentre la spia si allontanava lungo via San Pietro all'Orto, i nazisti piombarono su Damiani e lo arrestarono. Gli interrogatori e le perquisizioni portarono all'identificazione del vero capo della Resistenza, Ferruccio Parri. Nelle liste, comparvero i nomi del professore Pietro Bucalossi, dell'avvocato Monti, dell'ingegner Amisano, di numerosi funzionari della "Edison" iscritti al Partito d'Azione. I tedeschi avevano scelto bene, puntando su Bertoni. Ma la spia era forse arrivata al suo canto del cigno. Incominciava a sentire la nausea per lo sporco lavoro al quale l'avevano costretta? Da questo momento la vita di Bertoni/Della Rovere cambia e la sua intricata vicenda umana entra nell'enigma. Mancano poco più di due mesi al giorno della sua fucilazione a Carpi di Modena.
Missione a San Vittore Della Rovere torna a lavorare in proprio. In fondo, è l'arte raffinata del truffatore quella che lo ha sempre affascinato. Si fa notare nel grande albergo dove vive, sfrutta il falso grado di generale e i documenti che gli concedono assoluta libertà di manovra, allarga il raggio d'azione. Compie una puntata anche a Genova, dove riesce a truffare alcuni dirigenti della società "Italia". Ma ha alle costole il maresciallo Vercillo, uomo di fiducia di Luca Ostèria e si brucia. L'ufficio politico della questura milanese e il comando tedesco decidono di toglierlo dalla circolazione ma all'ultimo istante, il colonnello Rauff gli dà un'altra possibilità. Della Rovere andrà a San Vittore, ma resterà sul libro paga delle SD naziste. Gli affidano un compito delicato: scoprire i canali di comunicazione tra il carcere e l'esterno. Indro Montanelli, condannato a morte e rinchiuso in una cella del V raggio "isolati", ha testimoniato: «Lo avevano accasato in una cella di fronte alla mia ... E, attraverso lo spioncino che i secondini mi lasciavano caritatevolmente aperto, potevo seguire gli andirivieni di quest'uomo, l'unico galeotto che non tenevano chiuso, per dargli modo di comunicare con gli altri. Non sapevo nulla di lui. Credevo realmente che fosse il generale Della Rovere. E debbo riconoscere in tutta onestà che, dopo aver parlato cinque o sei volte con lui e dopo averlo lungamente osservato, mai il sospetto mi sfiorò che si trattasse di una spia o di un imbroglione. Perché generale e anzi generale proveniente dalla cavalleria, come egli stesso diceva di essere, sembrava dalla testa ai piedi». E da generale si comportò, fino al giorno della morte. Quale meccanismo era scattato nella mente della cinica spia che aveva mandato al macello decine di persone? Probabilmente a scuotere la sua coscienza fu il nuovo impatto con quegli uomini di stampo così diverso dal suo, rinchiusi con lui a San Vittore, dignitosi in attesa della morte. Ma non sarà mai stabilito. Perché le trame intessute da una spia sono nello stesso tempo misteriose ed estemporanee, si affidano a calcoli della probabilità per quanto è umanamente possibile esatti e alla fantasia dell'attimo: che passa. Bertoni sapeva di giocare l'ultima sua partita - e la vita - sul raggio di una ruota che aveva preso a girare in senso inverso?
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