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Il modo di pregare (a cura di Anna Maria Dionisio) |
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La preghiera dei cristiani La preghiera è l'espressione di una fede religiosa; è il significato Profondo della vita, è un atto, un bisogno umano che riguarda tutti, un'invocazione che ogni persona, a qualsiasi fede appartenga, può rivolgere al suo Dio. Il "Padre nostro" è, per noi cristiani, la preghiera che Gesù ha insegnato agli uomini. Sono parole semplici e significative: le prime tre sono precisioni perché Dio entri nella storia degli uomini per la realizzazione del suo progetto. Le altre sono richieste fatte al Padre perché si abbia sempre di che vivere, che siano perdonati i peccati e di non cadere mai nella tentazione di sbagliare. Dio presta ascolto agli uomini, basta pregare con il cuore e con la mente, accoglie anche la preghiera spontanea, libera, senza formule, fatta in comunità. Invocare Dio insieme ai fedeli, ci insegna l'importanza di condividere con gli altri il nostro bisogno di infinito. L'orazione collettiva è più forte di quella individuale. Gesù nel Vangelo dice: " Quando più persone pregano nel mio nome io sono in mezzo a loro." La preghiera la si può mormorare in ogni momento della giornata, in particolare tre volte al giorno: appena svegli, a metà giornata ed alla sera. Sono momenti che segnano il passaggio dalla veglia al sonno e dal lavoro al riposo.
La preghiera degli ebrei Gli ebrei recitano la loro preghiera al mattino ed alla sera, ad alta voce perché tutti devono partecipare. L'invocazione iniziale: "Ascolta Israele" non è rivolta a Dio, ma agli uomini, agli ebrei: "il Signore è nostro, il Signore è uno". Le parole di Dio devono occupare ogni momento della giornata che non sia dedicata al lavoro. La preghiera deve essere scritta ed "indossata" come promemoria. Da qui deriva l'abitudine degli ebrei di scrivere brani della bibbia in capsole di cuoio (i tefillin) da legare sulle braccia e far pendere in mezzo alla fronte. Le donne sono esonerate da questo obbligo di preghiera perché ritenute più sensibili nel rapporto diretto con il Creatore. L'uomo invece, deve essere periodicamente richiamato ai suoi doveri, rispettare orari precisi per le orazioni: indossare uno speciale manto, restare in piedi rivolto verso Gerusalemme, con la mano destra coprirsi gli occhi, per aumentare la concentrazione, la sinistra tenere insieme i quattro fiocchi dei mantello.
La preghiera dei mussulmani "Sia lode ad Allah, il Signore del mondo: il misericordioso, il clemente, il sovrano del giorno del Giudizio. " ecc. Questi versetti tratti da un capitolo del Corano sono parole di lode a Dio, e nello stesso tempo una invocazione di aiuto. Il fedele chiede ad Allah di portarlo sulla strada giusta e di farlo agire senza sbagliare per non meritare l'ira divina. La richiesta è insistente: viene ripetuta all'inizio in ognuno dei cinque momenti di preghiera che scandiscono la giornata del mussulmano. Il rito prevede orari e gesti molto precisi. La prima orazione è all'alba, dalle quattro alle sei del mattino. Le seconda tra le dodici e le tredici, nel momento in cui il sole si trova al centro dei cielo, la terza quando le ombre sono lunghe il doppio del corpo, ovvero, tra le quindici e le diciassette; la quarta e la quinta al tramonto e di notte. Prima di pregare il mussulmano deve lavarsi le mani, la bocca, le narici, il viso, la testa, le braccia secondo una sequenza precisa. Si orienta poi verso la mecca e recita le preghiere ed i versetti del corano genuflettendosi e prostrandosi con la fronte a terra, con grande umiltà. Nell'orario della preghiera la voce del muezzin chiama i fedeli alla moschea per pregare tutti insieme, specialmente dopo il tramonto, perché gli angeli scendono dal cielo per esaudire i desideri degli uomini.
La preghiera degli induisti "Dall'ignoranza conducimi alla conoscenza, dall'oscurità conducimi alla luce, dalla morte conducimi all'immortalità." Così pregano gli induisti, con lo sguardo rivolto al nord, le gambe incrociate, il pollice e l'indice di entrambe le mani chiuse a cerchio, per controllare l'energia universale che fluisce attraverso il corpo. Il Dio degli induisti può chiamarsi Brahma, Siva, Visnù e persino Allah, perché la divinità è una con nomi differenti. Essi pregano in modo spontaneo, in ogni momento libero, è un dialogo aperto, diretto, senza regole. Recitano anche il mautra: brevi frasi che ripetono due volte al giorno: all'alba ed al tramonto. E servono a favorire la pace, e far nascere l'amicizia, ad accrescere il benessere e la felicità.
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