Domenica 27 gennaio

Il giorno della Memoria

(a cura della redazione)


Il Giorno della Memoria, celebrato con molte manifestazioni, ha unito le città italiane nel ricordo della data storica, 27 gennaio 1945, quando l'Armata Rossa, abbattendo i cancelli dei campo di concentramento di Auschwitz, fece scoprire al mondo gli orrori dei campi di sterminio.

 

I NUMERI

6.746 Sono gli ebrei deportati nei campi di sterminio nazisti. Di questi 5916 morirono, il maggior numero fu destinato al campo di Auschwitz: i sopravvissuti furono soltanto 356.

1.680 Sono gli ebrei arrestati nella provincia di Roma e deportati. La seconda provincia per numero di arresti è Trieste, dalla quale furono trasferiti nei lager 546 ebrei.

40.000 E' il numero degli italiani che nel corso della Seconda guerra mondiale furono deportati nei lager. Oltre agli ebrei, finirono nei campi oppositori politici, zingari e omosessuali.

51.000 Sono gli ebrei italiani che furono soggetti alla persecuzione. Rappresentavano l'1 per mille della popolazione. Di questi 46.500 erano davvero ebrei, 4.500 classificati di "razza ebraica".

6.000 Gli studenti ebrei che vennero allontanati dalle scuole pubbliche nel 1938 dopo la legislazione antiebraica. 4.000 persone persero il posto di lavoro.

 

L'ORRORE ITALIANO

IL MANIFESTO DELLA RAZZA

Il 14 luglio del 1938 viene pubblicato il "Manifesto della Razza", un documento firmato da un gruppo di docenti che sostenevano la "purezza" della razza italiana, considerata ariana.

Il primo settembre del '38 entra in vigore una legge antisemita: tutti gli ebrei italiani messi al bando della vita pubblica; le scuole vengono proibite ai bambini ebrei.

I CAMPI

I luoghi di internamento in Italia furono circa 400. I campi di concentramento due, Fossoli e Bolzano. A Trieste, nella Risiera di San Sabba, fu creato dai nazisti un campo di sterminio.

FOSSOLI

Costituito nel 1943 vicino a Carpi, fu punto di raccolta per chi doveva essere inviato nel lager tedeschi. A luglio furono fucilati 68 deportati, partigiani e antifascisti. Fu smantellato nel 1944.

BOLZANO Fu costituito a Gries, sulla strada di Merano. Doveva essere solo un luogo di passaggio, ma anche qui gli internati furono torturati e uccisi. Le SS, prima di andarsene, distrussero tutti i documenti.

RISIERA DI SAN SABBA Gli edifici per la pilatura del riso di San Sabba furono utilizzati dai nazisti come campo di prigionia per i militari dopo l'8 settembre. Nella risiera gli internati venivano uccisi con mazze di ferro, fucilati o gassati con gli scarichi dei camion. Nel forno crematorio, interrato nel cortile, furono bruciati 5 mila cadaveri. Solo nell'aprile del 1976 fu celebrato il processo ai responsabili dei crimini commessi nel campo. Furono condannati due nazisti, che però morirono in libertà.

 

SHOAH LA MEMORIA PER RESTARE UMANI

(di Giusepper Laras - rabbino della comunità ebraica di Milano)

Una Giornata della memoria, una Giornata per ricordare la Shoah, una Giornata per non dimenticare una storia di orrore e di infamia per l'umanità. Questo dovere della conservazione della memoria, cioè del ricordo di quanto accaduto sessant'anni fa - con il suo bagaglio di sofferenza e di morte - viene quest'anno per la seconda volta per così dire prescritto e additato da una legge dello Stato alla coscienza civile della nazione. E' sicuramente questo un fatto notevole, portatore di un significato simbolico di grande rilievo morale.

Vorremmo che ciò che accadde e sì consumò sessant'anni fa sotto gli occhi indifferenti o assenti di una buona parte della società venisse portato a conoscenza soprattutto dei giovani perché apprendessero, si emozionassero, si indignassero, si ribellassero e rifiutassero oggi quei presupposti ideologici su cui fu possibile ieri edificare da parte del nazifascismo quella tremenda macchina di morte che sfociò poi nella "soluzione finale".

I presupposti erano una pretesa superiorità di alcuni e una pretesa inferiorità di altri: ai primi spettava di dominare e di vivere, ai secondi di sottostare e di morire. La persona umana, in quanto semplice persona umana, perdeva così tutti i suoi diritti innati e consacrati da secoli di riflessione etico-religiosa, riducendosi a indifeso bersaglio del più forte e del più violento.

Vorremmo che, attraverso i giovani tali osceni presupposti non si ripetessero mai più, che il volto dell'umanità non risultasse mai più sfigurato dal ghigno feroce dei persecutori, che si affermasse invece un ripudio forte e netto di tutte quelle forme di emarginazione, di risentimento, di ostilità verso chi è diverso, chi è debole, chi è indifeso, chi si è già abituato a considerare un "capro espiatorio".