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Il ritorno (a cura di Bernardo Pelagalli) |
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In questo inizio di secolo, i mezzi audiovisivi e la stampa, hanno dato un gran risalto alla decisione della maggioranza politica e buona parte dell'opposizione, di permettere ai discendenti di casa Savoia di rientrare in Italia. In merito, il cittadino si sofferma su alcune riflessioni: com'è possibile che ciò possa avvenire ad una nazione, come quella italiana che nel passato ha subito drammatiche conseguenze per i comportamenti superficiali ed egoistici del suo re? Per tutti vale la benevola accoglienza al regime fascista del ventidue, quando invece, per fronteggiare gli sparuti gruppi dei fanatici pervenuti a Roma sarebbe bastato ricorrere all'uso del fedele esercito, e conseguentemente sarebbe stata evitata un'esperienza ventennale non certo esaltante. E ancora, la vergognosa fuga effettuata nella primavera del quarantatrè alfine di mettersi al sicuro, insieme alla propria famiglia ed agli immancabili cortigiani, lasciando il popolo in balia del giusto risentimento dei tedeschi, furibondi, tra l'altro, perché ormai perdenti. Inoltre, al solito cittadino, sembra che i Savoia sottoscrivendo una dichiarazione in cui s'impegnano, loro monarchici, ad essere fedeli ad una repubblica, tradiscono soprattutto se stessi. Concludendo, lo stesso cittadino si ritiene convinto che l'Italia stia attraversando uno dei periodi più grigi della sua storia: simili comportamenti, infatti, gli fanno pensare che l'ideologia, i sentimenti, l'orgoglio stesso, vanno lentamente ma inesorabilmente, scomparendo perché sopraffatti da interessi, il più delle volte di natura economica. L'augurio che comunque si pone, è che coloro che si accingono a tornare in Italia, si comportino con discrezione e liberalismo, in maniera tale, cioè, da non provocare disordini in un mondo politico non certo tra i più sereni. |