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Breve storia del Ritratto Fotografico (a cura di Natale Ciprelli) |
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DAL LIBRO "IL PRIMO RITRATTO FOTOGRAFICO OTTENUTO COL SISTEMA NEGATIVO" di NATALE CIPRELLI - PESCARA Niceforo Niepce, dopo otto ore di posa, ottenne la prima fotografia il 5 maggio del 1816. Quattro anni dopo Daguerre, suo socio, realizzava il primo dagherrotipo su lastra di rame argentata e spalmata di una emulsione chimica speciale resa sensibile con ioduro d'argento. Uno dei più antichi dagherrotipi, purtroppo deteriorato, risale al 1839, è Il Ritratto di un giovane eseguito da un ignoto dagherrotipista di Filadelphia (U.S.A.). Un altro dagherrotipo in cui compare l'essere umano, pure dei 1839, è Le boulevard de Paris, opera dello stesso Daguerre, distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, si conservava al Museo di Monaco ed era stato donato dall'autore al Re di Baviera. Nel marzo 1840 Wolcott e Johnson aprivano a New York il primo studio fotografico del mondo. Nel mese successivo Samuele Morse, inventore del telegrafo e ritrattista, e lo scienziato William Draper ne aprivano un altro nella stessa città. Nel 1841 la nuova arte si era talmente diffusa nelle maggiori capitali d'Europa e d'America che venivano eseguiti ritratti a migliaia di persone. Ma il procedimento di Daguerre presentava molti inconvenienti: le immagini abbarbagliavano, si alteravano col tempo e si otteneva una prova alla volta. Talbot, utilizzando la carta imbevuta di una soluzione di sodio e nitrato d'argento, creò il cosiddetto negativo da cui, per semplice contatto, si possono ricavare innumerevoli prove positive. I primi brevetti di Talbot risalgono al 1841. Nel 1843 il pittore David Octavius Hill pensò di celebrare lo scisma della Chiesa di Scozia con un quadro che comprendesse i ritratti di ben 474 persone. Per tale scopo Brewster, amico di Talbot, suggerì ad Hill di servirsi del nuovo sistema fotografico. Hill divenne così socio del fotografo Albert Adamson. Essi eseguirono oltre 1.500 calotipi, dal greco "belle immagini", così chiamati da Talbot, poi detti dallo stesso, in omaggio al suo nome, talbotipi. Hill e Adamson ci lasciarono ritratti famosi, tra cui ricordiamo: Ritratto d'uomo (1843); Ritratti di Pastore protestante (1845); Ritratto d'uomo (1846). Il nuovo sistema, però, si diffondeva lentamente, perché richiedeva una tecnica diversa e più faticosa di quella usata per la dagherrotipia. La fibrosità della carta adoperata per la formazione del negativo si riproduceva, inoltre, nel positivo. Ma nel 1847 Niepce di Sant Victor, nipote di Niceforo, sostituì il vetro alla carta ottenendo stampe migliori. Queste miglioravano ancora con l'uso del collodio umido indicato da Bingham e le Gray nello stesso anno 1847. Poitevin, intanto, nel 1850 iniziava con la gelatina una serie di esperienze da cui derivavano tutti i procedimenti fotomeccanici. Nel 1860, nonostante i progressi della scienza, "era ancora impossibile eseguire una buona fotografia senza l'ausilio del pennello dell'artista", come asserì lo stesso inventore del negativo. Nel 1871 l'inglese Maddox pubblicava i risultati dei suoi esperimenti con la gelatina-bromuro d'argento dando così origine alla produzione industriale di lastre asciutte su vasta scala. E nel 1889 l'americano Eastman creò la pellicola di celluloide destinata a facilitare lo sviluppo e la diffusione di quest'arte gentile.
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