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La presentazione del volume (a cura del Prof. Antonio Zappi) |
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Invitato da un "vecchio" amico, a nome di altri "vecchi" amici, a presentare il libro "Villa del Fuoco. Le immagini raccontano" non potevo, da "vecchio" amico rifiutarmi. Certamente lo avrebbe presentato meglio uno di Voi che siete, nella maggior parte, ben più addentri alla vita di questa realtà ed alla sua storia. Provo a svolgere il compito affidatomi dalla amabilità di Francesco Cipollone sperando che la Vostra delusione non sia eccessiva. Onestamente, Vi assicuro che, sfogliando le varie pagine del libro, ho rivissuto però alcuni dei miei "passaggi" giovanili in questa zona, punto di riferimento anche per me; sono tornato con la mente alla fine degli anni '50 allorquando, invaghiti in senso buono di quella che era la GIAC andavamo a piedi, in autobus, in bici o con vecchie moto nelle Parrocchie della nostra Diocesi per le "tre sere", le "Ritmate, le "assemblee" e le "Via Crucis". In più questo percorso ci rientrava anche la Parrocchia della Madonna del Fuoco; era una delle pi vivaci sotto tanti profili e dalla stessa attingevamo anche vari dirigenti per il comune lavoro a livello diocesano. Alla luce di questo grande spirito di iniziativa che mi era noto e che, a mio parere, è rimasto tale, non mi ha colpito il nuovo prodotto che oggi ci viene offerto. Da questo contesto possono uscire soltanto buone qualità. E tanto è stato! Ho, quindi, letto ed apprezzato molto questo nuovo nato, frutto dell'Associazione Culturale 12 luglio, altro gioiello di Villa del Fuoco nato nel 1995 allo scopo di "promuovere iniziative culturali, artistiche, ricreative e ricerche socio-storiche-tradizionali sul territorio ... per tener viva la storia, i costumi ed i valori delle tradizioni dei territorio di Villa del Fuoco". Conseguentemente, alla luce di queste premesse, penso che quanti, e penso tanti, scorreranno il nuovo nato troveranno nello stesso molti spunti di riflessione per alimentare, al meglio, con serietà ed impegno, il proprio presente alla luce di un passato ricco di storia che può essere per ciascuno maestra di vita perché non siamo in presenza di pagine astratte, frutto di pura teoria, ma abbiamo tra le mani ricordi di una palpitante e struggente realtà e la realtà della quale si parla è fatta da uomini, donne, giovani, bambini di questa zona; di persone che parlavano il nostro dialetto, ma che si volevano sul serio bene e che volevano sul serio bene agli altri membri della comunità.
Consentitemi, pertanto, una prima annotazione, a mio parere estremamente significativa: il libro è un lavoro di gruppo; è stato realizzato con il contributo di tanti ed il pronome "noi" come l'aggettivo "nostro" tornano frequentemente nelle varie pagine. Questa caratteristica mi ha dato subito la conferma di quanto gli autori siano pervasi dal senso di "comunione", intesa questa nel significato latino di "communis", cioè di mettere in comune, per cui ogni realtà umana, qualunque essa sia, di qualunque dimensione e complessità, diventa forte perché sa vivere insieme, sa pensare insieme (con il proprio cervello beninteso e ciascuno con il proprio spirito creativo) per perseguire unita una meta comune. E qui, a Villa del Fuoco, questo Centro Culturale è forte perché è unito ed ha una meta comune che si conferma anche con questa pubblicazione, "frutto di continue ed accurate ricerche - scrive il Presidente Cipollone - ... testimonianza di come un gruppo associativo vuole ricordare ed onorare i suoi avi". Proseguendo, un grande significato mi sembra sia, quindi, da attribuire al contenuto della dedica che recita: "Ai nostri genitori grati per averci tramandato ed insegnato il valore della tradizione". Come possiamo notare torna subito il concetto del "nostro"; del grande valore che hanno ancora nel presente i sentimenti di gratitudine e di riconoscenza per quanto ci viene dal passato (ed è tanto), da quel passato carico anche di tradizioni che conservano valore e valenza di rilievo nonostante viviamo nell'epoca del tumultuoso sviluppo tecnologico, della internazionalizzazione, della globalizzazione, del travolgente evolversi dei sistemi di comunicazione (si pensi ad INTERNET). Troviamo l'apprezzamento per certi valori e la gratitudine per i genitori; non la dimenticanza degli stessi, non l'abbandono; proviamo un sollievo leggendo questa dedica; ci sembra quasi che sia fuori moda, fuori tempo. Non ci inondano, infatti, pressoché quotidianamente i mass-media e la televisione con dibattiti su episodi di violenza, su tragedie che colpiscono tante famiglie (pensiamo alle vicende drammatiche di questi giorni), su casi di solitudine di uomini e donne dimenticati dai figli che non hanno, spesso, neppure un pò di tempo per passarli a trovare?
No! Il libro si muove in tutt'altro clima; si apre con una esaltazione di coloro che ci hanno dato la vita, che ci hanno educato alla fede ed alla onestà, al sacrificio ed alla rinuncia, che ci hanno sollecitato ad assumere le nostre responsabilità nel rispetto dell'autonomia e della libertà degli altri dei quali nessuno può prescindere perché nessun uomo può fare tutto da solo. Nel libro c'è il rigetto dell'individualismo esasperato e soffocante; si respira un senso di attenzione e di cura per gli altri; gli episodi ricordati, le fotografie inserite sono l'espressione di gioie e di dolori comuni: le une e gli altri, condivisi, appartengono a tutti gli abitanti di Villa del Fuoco perché si è convinti che, come recita il salmo 76 delle lodi di Mercoledì, IIª settimana, "l'inizio della giornata non è sempre luminoso. Come spuntano giorni tenebrosi, nei quali il cielo è coperto di nubi e minacciato da tempesta, così la nostra vita conosce giornate dense di lacrime e di paura. Per questo già all'alba la preghiera si fa lamento, supplica, invocazione di aiuto ..." E le pagine del libro sono appunto un peana di amore e di solidarietà che non può essere sottovalutato; è l'obiettivo dei libro chiaramente espresso nella Premessa del Consiglio direttivo del Centro Culturale (cfr.pag.8) "il fine del volume è quello di far conoscere alle nuove generazioni la vita e il territorio com'era nel passato e come vive nel presente. Più che una pedante narrazione sono le immagini a far conoscere al lettore la trasformazione socio-culturale-ambientale avvenuta nel quartiere. Il libro è dedicato a tutti coloro che hanno amato e a quanti amano questo angolo di territorio della città". Mi potrei fermare qui per consentire a tutti di andare a godere questo film che il volume ci offre e sono sicuro che correremmo tutti perché tutti abbiamo amato ed amiamo questa realtà. Oggi, più che mai, ci sentiamo tutti "F0CHESI".
In effetti, quanta strada ha percorso questo territorio (le immagini sono di una eloquenza impressionante) "per arrivare sino ai nostri giorni" (come scrive il Direttore Responsabile de "Il Giornalino"; quanto strada hanno fatto i "fochesi" in Italia ed all'estero: le immagini, nessuna esclusa, ci presentano la verità senza alcuno inquinamento; le varie fotografie danno una sintesi lineare di avvenimenti semplici e complicati, allegri e tristi, che hanno accompagnato la storia di Villa dei Fuoco; ci presentano episodi tragici, quali le distruzioni ed i bombardamenti delle guerre di ieri, aspetti che noi anziani pensavamo di non dover più rivedere e che speravamo non avrebbero mai visto i nostri figli (ed ecco, invece, la tremenda realtà dell'oggi ancora carico di odio e di violenza come se nessun insegnamento ci fosse venuto dal passato; ecco gli atti di terrorismo dello scorso settembre, la guerra in atto in Afghanistan ed in Medio Oriente); ci ricordano i contributi dati anche da uomini di Villa del Fuoco alla lotta per la liberazione del Paese; ci fanno fortunatamente gustare anche la grande bellezza dei momenti di pace; ci fanno vivere la gioia delle coppie che danno inizio alla loro vita coniugale promettendosi quell' amore autentico che si distingue nettamente dalla nebbia del mattino e dalla rugiada che all'alba svanisce perché è destinato a durare per sempre, costi quello che costi. I documenti riportati, di grande valore storico e culturale, le tante fotografie (emblema di una verità inconfondibile che, a mio avviso, non ammettono prove contrarie perché danno l'immagine autentica di quel che si osserva), le pagine di interessanti e commoventi diari, sono tutte tessere di un meraviglioso mosaico ben composto; tutto , se vogliamo, ci aiuta ad essere migliori, ci sollecita ad atteggiamenti di pace e di serenità, innanzitutto per le nostre coscienze, quindi per le nostre famiglie, per il nostro condominio, per il nostro ambiente di lavoro, atteggiamenti di pace da portare nelle varie strade e quartieri nei quali passiamo superando difficoltà e pregiudizi ed imparando un po' di più a rispettare gli altri perché, in definitiva, ogni essere umano è mio fratello. Impossibile tutto questo? Difficile si, ma non certamente impossibile se ci ancoriamo a qualcosa che supera l'umano, che va al di là di ciò che vediamo e tocchiamo; in una parola, se abbiamo più fede. E quanta ne hanno avuto gli abitanti di Villa del Fuoco. In tale ottica, mi ha colpito molto la parte del volume riservata alla Chiesa della Madonna del Fuoco. Quanti ostacoli si sono dovuti superare nel tempo; eppure, con fede incrollabile, tutto è stato superato. Leggendo il libro si coglie una trasposizione nel tempo di cose valide ieri, ma altrettanto valide oggi; c'è l'attualità nel presente di cose che caratterizzavano il passato. Mi limito ad alcuni passaggi: la distruzione della prima Chiesa, con la piccola canonica, è opera della guerra ( cfr.pag.21 e seguenti per alcuni commenti): nulla si ottiene con la guerra! Con fede e tenacia si affronta l'opera di ricostruzione ed appena dopo tre anni dal 1815 (il 1818) si può dare inizio infatti ai lavori "a conferma della buona organizzazione allora esistente degli uffici preposti che sollecitamente intervenivano sia per il disbrigo delle pratiche che per la loro- attuazione" non mancarono, però, difficoltà di vario tipo (permessi, burocrazia, contrasti di vario genere, etc.) per cui, dopo alterne vicende, dobbiamo compiere un notevole salto ed arrivare al 1963 per assistere alla benedizione della prima pietra della nuova Chiesa dedicata a S. Maria dei Fuoco; in proposito chi meglio di Mons. Jannucci potrebbe intrattenerci, essendo Egli, all'epoca, il Pastore e l'anima della.nostra Diocesi? Da parte mia mi limito a ricordare la presenza di altri due significativi personaggi a questa cerimonia: Don Mario Jocco (vivo nella mente e nei cuori soprattutto di noi maturi ed anziani, piccolo di statura, vivace e penetrante nello sguardo, animatore di tante iniziative, amico di tutti ed in particolare attento alla preparazione dei giovani) ed il Card. Wyszynski Primate della Polonia (Villa del Fuoco ebbe un assaggio, con questa presenza, di quella che sarebbe stata successivamente l'opera di un allievo di questo Cardinale, l'attuale Papa Giovanni Paolo II. Contrariamente a quanto abbiamo visto con riferimento alla metà dell'800 questa volta difficoltà "burocratiche" caratterizzarono le epoche successive (ecco che le modalità operative si appesantiscono, mano a mano che ci avviciniamo ai nostri giorni) per cui la nuova benedizione della prima pietra è datata 1984 e soltanto nell'agosto 1996 Don Giuseppe Comerlati, l'attuale Parroco, può dire "dopo trentatre anni dalla benedizione della prima pietra e dopo un lungo cammino travagliato e sofferto, finalmente abbiamo la nuova Chiesa parrocchiale" e nel settembre dello stesso anno l'Arcivescovo Mons. Cuccarese può benedire la nuova Chiesa: sono passati 33 anni effettivamente da quel 1963. Si direbbe: meglio tardi che mai, ma la fede e la fiducia in Dio della popolazione di questa terra non vennero mai meno. Anche lo sconforto di certi momenti fu egregiamente superato. Gli accenni alla costituzione della Parrocchia, ai Parroci che si sono succeduti nella cura spirituale dei territorio sono altrettanto stimoli di riflessione e costituiscono un impegno a pregare per le vocazioni non solo di Villa del Fuoco (che nel tempo ne ha avute molte ed il volume le ricorda con ricchezza di particolari), ma di tutto il mondo; il volume ricorda i momenti di tristezza che si vissero a Villa del Fuoco per la mancanza del Parroco: "dolore per la perdita di un Parroco; Padre Edoardo, tanto buono, ma più acerbo dolore per l'abbandono in cui rimase la nostra amata chiesetta" ed accenna al "parecchio" tempo che si dovette attendere per avere un nuovo sacerdote data la "grande scarsità esistente" a conferma che anche negli anni trenta non c'era tanta ricchezza al riguardo; anche in questo caso fu la "preghiera" ad accelerare la soluzione dei problema (cfr. pag. 81). Come non sottolineare ora la cronologica precisione sulla "vita della Comunità di Villa dei Fuoco" tracciata nel volume con particolari toccanti, commoventi e vibranti? Il ricordo di Luisa ad opera della sua maestra di catechismo, la signorina Rosa Cirilli raggiunge momenti di estrema sensibilità e delicatezza per cui Vi propongo di soffermarVi sulle annotazioni relative a questa bambina, morta a soli 14 anni, ma già diventata piccola mamma avendo il dolore battuto alla porta della sua casa con la malattia della propria mamma e con la necessità di dover, quindi, provvedere "come una donnina carica di pensieri e di lavoro" ai fratellini ed alla casa (cfr. pag. 87 e seg.); ricordiamo la sua malattia fulminante e la sua morte. Per le ragazze di oggi Luisa è fuori moda? Cosa possiamo dire della fede della mamma che, pur domandandosi: " Perché il Signore ci ha tolto una figlia così" si abbandona al Suo volere? Mi torna in mente un amico salesiano scomparso alcuni mesi addietro e nella cui camera da letto è stato trovato un biglietto con questo scritto: "Dio, non Ti capisco, ma mi fido di Te". E noi come ci poniamo? Penso ce ne sia per tutti ed anche per questi ulteriori spunti di riflessione che ci vengono offerti dobbiamo ringraziare gli autori del volume oggetto dell'odierno incontro. Villa del Fuoco è stata sempre una fucina di iniziative e di attività (il libro, al di là delle altre Parrocchie sorte sull'originario territorio di una sola Parrocchia, passa dall'Azione Cattolica (un pezzo di storia della Giac sta anche nella foto di Don Bruno Cicconetti e di altri amici) al Gruppo Scout, dal Cammino Neocatecumenale alla corale, dall'Istituto Don Orione (oggi moderno ed attrezzato centro di fisioterapia e riabilitazione) ai tanti aspetti della vita sociale (Scuola, artisti tra i quali Roberto Cipollone, detto Ciro, ad Antonio Pacifico, ideatore della scultupittura, sport, personaggi tipici e professioni di varia natura). Tutto il passato è espressione di spirito imprenditoriale (il pastificio artigianale di Pasquale Camplone, il mastro fabbro Giacomino Straccini, il mastro ebanista Amedeo D'Incecco, gli operai al lavoro nel pastificio Pacifico); è espressione di autentica amicizia (significativa la fotografia degli amici di via Tiburtina, cfr.pag.170). Incontriamo nel libro tutti i ceti sociali, con una attenzione particolare ed a mio avviso validissima al ceto artigianale, ricchezza della nostra terra ed autentica scuola di formazione per tanti giovani non solo di ieri, ma anche di oggi. Suggestivo il ricordo dei "fochesi nel mondo" e dell'allora opera, espressione di intelligenza e di preparazione, fornita all'estero (Venezuela in particolare). Molti di Voi, sfogliando le pagine del libro, vi troveranno un pezzo di storia della propria famiglia, oltre che del territorio nel quale, forse, si è nati. Vi troveranno foto di parenti, di amici, di cerimonie meravigliose (matrimoni), ma anche di momenti umanamente tristi quali sono i funerali,"di ambienti di lavoro quali il centenario salone Cipollone; Vi troveranno anche la lista della dote (cfr.pag. 186), tipica espressione di una tradizione del passato. Sono tutte pagine di una ricca umanità, tesoro inestimabile e da apprezzare e da passare alle generazioni future come sollecitazione a saper sempre guardare in alto, ad assimilare i modelli che vengono loro proposti e dai quali è possibile imparare che si può vivere in pace se si è buoni dentro (significativa la dichiarazione dei coniugi Camplone, cfr. pag.204: "dichiarano di non avere doglianza verso i coniugi Ciccarelli per il fatto che i piccioni di essi Camplone fossero penetrati nell'edificio ..." a conferma che esiste sempre la possibilità di comporre ogni tipo di vertenza siano esse piccole o grandi. Il volume si conclude con il diario di una mamma (non poteva aversi pensiero più delicato e significativo) perché la mamma è sempre la mamma (cfr.pag.231 e seg.). Leggetelo tutti il diario di Mamma Peppina; come è scritto nel volume, e non debbo aggiungere una parola (cfr.pag.232), c'è la descrizione di avvenimenti tremendi tipici: l'orrore della guerra, l'angoscia, la paura, ma anche la speranza di un mondo migliore. Mamma Peppina "ai suoi figli ha saputo nascondere l'orrore di quei giorni facendo apparire tutti gli avvenimenti come fossero un gioco". Mi sembra l'anticipo del film "La vita è bella" di Benigni. Mi auguro, Vi auguro ed auguriamoci di saper vivere il presente, senza dimenticare il passato, ma proiettandoci nel futuro con AMORE. E' l'augurio che mi permetto farVi anche per la Pasqua ormai imminente, mentre grande e sincero è il grazie all'Associazione Culturale 12 luglio, fiore all'occhiello di questa bella realtà territoriale, fucina di belle menti, di gente operosa ed onesta; grazie grande e sincero per questo regalo che ci è stato fatto con la pubblicazione "Villa del Fuoco. Le immagini raccontano". |