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Un Libro su Villa del Fuoco (a cura di Ottaviano Giannangeli) |
E' difficile che gli abitanti dei vari quartieri di Pescara siano così entusiasti della loro appartenenza ad essi come quelli di Villa del Fuoco al territorio ove nacquero e crebbero. E così, dopo aver dato vita da vari anni al periodico che è "Il Giornalino", oggi questi sono giunti al traguardo di un libro: "VILLA DEL FUOCO - le immagini raccontano", uscito proprio come edizione del periodico, a sua volta sorto come voce dell'Associazione Culturale "12 Luglio". Il libro, che si sorregge su documenti e fotografie, è il contrario di quel che si dice un volume barboso, fatto da intellettuali ed a servizio degli intellettuali, ma coinvolge tutti gli abitanti del quartiere, tutti i ceti e tutte le età, e tutti hanno alla sua riuscita prestato la loro collaborazione. Naturalmente le vicende della chiesa della Madonna del Fuoco (latinamente "Sancta Mariae ab igne"), di quella chiesetta rurale attorno alla quale vivevano molte famiglie di agricoltori che la mantenevano col loro contributo rendendovi possibile la permanenza di un curato, occupano la prima parte del libro e soddisfano la nostra curiosità storica.
Apprendiamo da questa prima parte che la chiesetta fu due volte minata o cannoneggiata dal 1815 al 1820, al tempo della restaurazione borbonica, perché rappresentava un avamposto della fortezza di Pescara, un obiettivo strategico utile per gli assedianti. La seconda ricostruzione si svolse fra le tante difficoltà nella prima metà dell'Ottocento. Ma nel Novecento s'inizia un nuovo cammino per la chiesa eretta a Parrocchia nel 1933. Programmato un "nuovo Tempio", e posta addirittura la prima pietra, nel 1963, in luogo della chiesa ottocentesca, vi fu un ritardo di oltre venti anni nell'inizio della edificazione e una... seconda "prima pietra" fu posta il 29 marzo 1984 (come dicono le rispettive pergamene). Solo nell'estate del 1996 la nuova chiesa Parrocchiale fu compiuta e, il 7 settembre, inaugurata e benedetta dall'attuale arcivescovo di Pescara Mons. Francesco Cuccarese, tra solenni festeggiamenti. Detto quello che competeva alla parte documentaria e descrittiva circa la chiesa vecchia e nuova, i parroci, la vita dell'Azione Cattolica e tante altre notizie sulla organizzazione pastorale, nonché sul sorgere delle parrocchie circonvicine, ecco che irrompono attraverso le foto e le didascalie i recenti ricordi singoli e comunitari del quartiere: la Corale, gli Scout, le foto delle scolaresche delle Elementari, quelle di tanti ragazzi, ritratti uno per uno, che dovevano sottoporsi, fino alla riforma della Scuola Media Unica del 1962, al famoso "esame di ammissione" per passare dalla Scuola Elementare alla prima classe delle Superiori (ad esempio, la prima delle cinque classi ginnasiali, cui seguivano le tre classi del Liceo).
Eppoi, vi sono i curricula degli artisti di Villa del Fuoco: Roberto Cipollone detto Ciro (di cui si son tenute mostre, anche a Pescara, oltre che in varie città italiane ed europee, in cui erano esposte caratteristiche sculture o meglio composizioni ricavate da strumenti agricoli ferri chiodi, lamiere arrugginite, schegge di legno ecc.) E Antonio Pacifico, "scultupittore", che si esprime in vari stili, dotato di forte ed originale personalità, ed ha esposto anche in Australia. Di questi due artisti molte riproduzioni sono presenti nel libro. Si parla di sport ed iniziative sportive, si ricordano attraverso foto personaggi e nuclei familiari originari del quartiere che hanno contribuito non solo allo sviluppo della zona, ma anche a quello di Pescara e di altre città. Si dà conto, sempre attraverso foto, a mo' di esempio, anche di una Mostra di "fochesi nel mondo" che ebbe luogo nel 1997 e che portava l'obiettivo sulle loro iniziative specialmente in Venezuela.
Tra i documenti riportati non vogliamo mancare di segnalare una pagina tratta dall'Archivio Parrocchiale di San Cetteo di Pescara in cui sono trascritti tre battesimi fochesi: Giuseppe Antonio Orlando, Palma Eva, Di Cintio e Cassiodoro Palchi (o Calchi), rispettivamente nel marzo, maggio e luglio del 1793. Il curato (per sottrarlo all'oblio) era Filippo Camozza! Tuttavia, pur fra tanta varietà di notizie, ci sia concesso di ricordare particolarmente, non senza commozione, le undici pagine del diario autografo di "mamma Peppina" (i cui dati anagrafici completi sono Pompeo Marchetti Fortunata in Cipollone), intitolato Diario di Guerra, le cui annotazioni vanno dall'agosto del 1943, un mese prima dell'armistizio tra Italia ed angloamericani, all'autunno del 1944. V i si ricordano i tristi mesi dell'occupazione tedesca, dei bombardamenti su Pescara, dello sfollamento, della '*'liberazione", del ritorno a Villa dei Fuoco. Chi scrive, con rara efficacia, è una donna del popolo, la madre di Francesco Cipollone, presidente dell'Associazione "12 Luglio", che è il presentatore del volume, prefazionato dal dottor Ernesto Grippo che del Giornalino è il direttore responsabile. |