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Il giovane e l'anziano (a cura di Romolo Pandolfi) |
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Ricordo, perché mi colpirono molto, le parole dell'atleta Antonio Rossi, il finanziere di Lecco vincitore alle ultime Olimpiadi nella canoa K2 mille metri e K1 cinquecento metri. Eccole: "Ho baciato il cielo - dove quattro anni fa è volata l'amatissima nonna Rosanna - a lei avevo già dedicato la medaglia di bronzo di Barcellona. Con il bacio l'ho voluta ringraziare perché sicuramente lei mi ha dato una mano". Un giovane brillante, nel pieno della vigoria fisica e della gloria sportiva dedica la sua vittoria non alla fidanzata, alla sorella, alla madre ma all'anziana nonna venutagli a mancare quattro anni prima! Ciò non è tanto usuale ma neppure così raro, ed ha posto alla mia attenzione il problema del rapporto giovane/anziano. Ne potrò, in questa sede, solo accennare gli aspetti principali data la ricca poliedricità del fenomeno. Infatti esso tocca gli ambiti della storia, della antropologia culturale, della psicologia, della sociologia ecc. per cui una trattazione esaustiva richiederebbe un articolo ben più corposo di questo. Siccome, però, l'intento di questa nota è sol quello di fornire input di riflessione, mi è sembrato opportuna, per ora, una focalizzazione generale del problema. Il rapporto giovane/anziano si sostanzia nella cultura della famiglia ove le figure parentali giocano multiformi dinamiche affettive graduate nei diversi ruoli dei componenti il nucleo familiare. Girando per il mondo mi ha colpito il fatto che nelle zone geografiche ove si manifesta un ritardo dell'invasione del progresso tecnologico e del consumismo, la robustezza del nucleo familiare (accompagnata quasi sempre dalla esaltazione degli altri valori-base della persona umana) ha resistito agli attacchi disgreganti del progresso unilaterale. In quelle nazioni ho notato l'esistenza di un sacro rispetto per la persona anziana. Come spiegare questa interdipendenza? Certo l'excursus storico della "cellula famiglia" dal clan e dalla famiglia patriarcale (o matriarcale) fino alla famiglia cellulare odierna, ha contribuito a d ci quadro della situazione. La convivenza con i nonni, ad esempio, è passata dal concetto di semplice integrazione affettiva vigente nelle famiglie di circa cinquanta anni or sono specialmente in Italia, a quello quasi sostitutivo delle figure genitoriali della società moderna, ed ha portato ad una sostanziale modifica del rapporto giovane/anziano e forse potrebbe anche spiegare le parole dell'atleta Rossi. "esercitando" il giovane Occorre quindi potenziare questo rapporto magari nell'ambiente extrafamiliare, cosa che gli interventi sociali odierni facilitano. Ma su questo argomento torneremo in seguito esaminando gli altri aspetti del problema. Romolo Pandolfi
P.s. Avevo già scritto queste poche riflessioni alcuni mesi dopo gli avvenimenti sportivi cui si fa cenno. Oggi, a distanza di circa due anni, ne devo aggiungere un'altra, in verità un po' amara che mi si è imposta dopo aver assistito ad alcune trasmissioni televisive. In almeno tre di esse, con diversi conduttori ed a brevissima distanza l'una dall'altra, è apparso (ma a lungo) Antonio Rossi nel ruolo del giovane, non ancora scatenato" ma su quella strada, che per il solo fatto di essere coinvolto in un certo tipo di spettacoli televisivi non dimostra di essere superalimentato da quei valori che gli hanno fatto pronunciare la frase riportata all'inizio di queste note. Sono retrogrado ed antistorico? Malato di isterismo e di intolleranza senile? A chi legge il giudizio. A me, invece, la certezza di indicare il pericolo che corrono i valori umani e sociali quando entra in campo la TV che con certi programmi li sostituisce con autentici disvalori. A me sembra che il sig. Rossi sia dotato di grandi doti di intelligenza, di equilibrio e di simpatia e che, appunto per questo, possa fiutare il pericolo di strumentalizzazioni pubblicitarie e sottrarsi, così, criticamente, alla TV che è una macchina mostruosa "creatrice" di personaggi da utilizzare a proprio vantaggio. Romolo Pandolfi
ROMOLO PANDOLFI Nato a Pescara il 19 febbraio 1923. Laureato in Pedagogia all'Università di Torino. Ha iniziato, giovanissimo, la carriera scolastica come insegnante elementare per proseguirla, poi, come Direttore didattico, Professore di materie letterarie delle scuole secondarie di primo grado, Preside di scuole legalmente riconosciute. Oltre alle attività professionali, ha dedicato La sua vita alle opere sociali nei settori: assistenziale, culturale, di formazione politica, ecc. Attualmente è impegnato in un'Associazione culturale dove cura i programmi della Unione Europea, la collaborazione con Università estere, l'aggiornamento professionale dei docenti. E', inoltre, Direttore responsabile della rivista "Rinnovare la scuola". Studioso dei problemi socio-educativi e scolastici in genere ha pubblicato studi sul disadattamento scolastico ed una lunga serie di articoli sulle varie tematiche inerenti alla sua professione. |