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I come infortunistica stradale (a cura di Angelo Battista) |
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Ospitiamo un articolo di Angelo Battista, (nostro vice presidente e responsabile di redazione) pubblicato sulla rivista "LA VOCE DEL PERITO INDUSTRIALE", per il quale, nel 2° Concorso Giornalistico a Pieve di Cento, gli è stato conferito un attestato di partecipazione.
"Il titolo di perito industriale spetta a coloro che abbiano conseguito il diploma di perito industriale in un Regio istituto industriale del Regno (ex Regio istituto di terzo grado), oppure nelle sezioni d'istituto industriale presso le Regie scuole industriali o nelle ex sezioni industriali dì Regi istituti tecnici, ovvero in altri istituti, i cui diplomi in quest'ultimo caso, dal Ministero competente siano riconosciuti equipollenti a quelli rilasciati dai Regi istituti o dalle Regie scuole predette."
Il solo rileggere queste poche righe che definiscono il primo articolo dei regolamento del 1929 per la professione di Perito Industriale, mi fanno distendere le labbra in un ampio sorriso, un sorriso che contiene la nostalgia per gli anni passati, ma anche la bonaria sapienza di chi ha ormai un'esperienza tale sulle spalle da potersi guardare indietro con serenità e professionalità. Il 1956, l'anno in cui mi diplomai Perito Industriale, è lontano, e si perde tra i ricordi di nozioni scolastiche dai motori endotermici ai combustibili lubrificanti per motori, dalla struttura degli autoveicoli agli organi degli impianti elettrici. Regole e formule, tabelle e figure, mi sembrano ora amici di antica data che mi salutano dalle pagine ingiallite del Manuale dei Perito Industriale delle Edizioni Cremonese del 1954, un testo che non ha più di certo valore commerciale, ma che ha un valore per me umano sul quale ho fondato la mia carriera e il mio futuro. Era il 1957 quando mi iscrissi all'Albo dei Periti Industriali con il numero 56, quasi a ricordarmi l'anno stesso del mio diploma. E il mio diploma non faceva altro che ricordarmi i vasti sbocchi professionali che il titolo, di Perito Industriale avrebbe potuto darmi. Eppure, di tutte le possibilità che mi si presentavano nessuna riusciva a suscitare in me l'interesse e la passione, alimentata anche dagli insegnanti e professori incontrati sul mio cammino, che la professione di Perito in Infortunistica Stradale mi trasmetteva. Mi resi presto conto della difficoltà di tale professione: essa infatti aveva profonde connessioni con il campo giuridico, legale, medico e meccanico. Incorruttibilità, moralità, intelligenza e agilità mentale, le doti di un severo giudice, di un disciplinato avvocato, di un professionista nel campo medico e di un tecnico con una conoscenza matematica delle macchine che lo circondavano e delle formule utili per la ricostruzione cinematica dei sinistri, dovevano essere le doti stesse caratterizzanti il Perito in infortunistica. Egli infatti di fronte al caso di perizia o stima si sarebbe trovato in una posizione analoga a quella del medico di fronte al caso clinico. Come il medico, il Perito di infortunistica doveva infatti esprimere un giudizio servendosi delle proprie esperienze pratiche e teoriche. La professione rappresentava per me una sfida: nella quale avrei potuto applicare le nozioni studiate a scuola e quelle che nel tempo avrei assimilato. Fino al 1969 il perito in infortunistica era solo una sorta di geometra interpellato per ricostruire la meccanica di un sinistro, attraverso il rilievo planimetrico e altimetrico, H disegno topografico e il rilievo fotografico, il rilievo delle condizioni ambientali e stradali e lo studio dell'ingombro degli autoveicoli. Questo comportava non solo l'assimilazione delle norme che regolano H Codice della Strada, ma anche una profonda conoscenza dei concetti fondamentali di diritto. Dopo quell'anno la macchina peritale subì un vero e proprio "boom" che interessò le officine meccaniche, nonché H settore legale. Quando in seguito fu introdotto il C.I.D. (Convenzione Indennizzo Diretto) e il modulo di constatazione amichevole di incidente ci furono ulteriori cambiamenti nella modalità di liquidazione dei danni. All'alba della legge 990, paradossalmente, la "fame" di periti operanti nell'ambito delle assicurazioni portò a un aumento esponenziale delle persone che - magari nel fine settimana e come doppio lavoro "per arrotondare" come si era soliti dire - svolgevano o cercavano di svolgere tale professione, ma spesso tali elementi non erano veri esperti in infortunistica stradale né veri Periti. Le conoscenze tecniche richieste ai Periti - conoscenze meccaniche, giuridiche e via dicendo - erano per tali elementi meri addobbi e non requisiti fondamentali per potersi definire "'Professionisti". Forse uno "shock" culturale altrettanto rilevante il sottoscritto lo sperimentò solo un'altra volta: quando, cioè, negli anni '80 (che mi ritrovano iscritto all'Albo del Collegio dei Periti Industriali della Provincia di Pescara, con il n.229, dall'anno 1983), l'introduzione del calcolatore elettronico mutò radicalmente lo svolgimento della professione. Foto, schizzi, documenti vari, ingombranti preventivi e fatture passarono ad essere meri file archiviati su un dischetto. Di conseguenza i formulari su cui trascrivere i dati furono anch'essi digitalizzati e il tempario e il prezziario che per un ventennio erano stati fedeli e forse un po' ingombranti compagni di lavoro, ora divenivano consultabili all'istante grazie all'elaboratore. Qualcuno arrivò a pensare che come il classico robot che sostituisce l'operaio, l'elaboratore avrebbe eliminato il perito, permettendo a chi avesse delle minime conoscenze di effettuare sommari conteggi e produrre una "perizia" casualmente nello stesso periodo un altro segnale, pur di diversa provenienza, sembrava precludere a una riduzione dell'importanza della figura del perito assicurativo: mi riferisco alla gestione diretta dei danni che le compagnie assicurative cominciarono ad operare su vasta scala. Invece la professione non solo è sopravvissuta brillantemente alla prova, ma ha anche continuato il suo darwiniano percorso di evoluzione. Le esigenze professionali di perito e di liquidatore mi spinsero alla ricerca approfondita dei mezzi informatici migliori che, sposati alle mie doti, avrebbero formato un connubio perfetto. Ma spesso non tutto viene agevolato dalla sola scienza. La professione di Perito in Infortunistica richiede infatti un costante aggiornamento attraverso la frequentazione di corsi, seminari e convegni su territorio nazionale e internazionale in ambito dei quali ci si confronta sugli argomenti più disparati: dalle diverse tecniche di riparazione ai metodi per la ricostruzione del sinistro, sino alle norme giuridiche e agli accordi operanti tra le compagnie assicurative. Dal lontano 5 aprile 1957, ho iniziato a partecipare a corsi presso l'ACI di Roma, dove ebbi l'occasione di avere come insegnanti nomi come il Prof. Paolino Ferrari il Geom. Giuseppe Marcon e l'Avv.Ughi, e negli anni presso tanti altri Enti come ad esempio il Cestar (Centro Studi Autoriparazioni), l'ANIA e le stesse Compagnie di Assicurazione. Di tempo ne è passato così tanto e nuove tecnologie sono arrivate a cambiare il lavoro e a dare un impulso e uno stimolo nuovo a una antica professione. La telefonia mobile mi permette di raggiungere i miei clienti e di esser da essi raggiunto in qualsiasi luogo; mezzi come il fax mi permettono di trasmettere e ricevere dati in tempo reale; siti Internet delle vane assicurazioni, dell'Albo e dei cosiddetti "motori di ricerca" mi permettono di tenermi aggiornato sui regolamenti che cambiano; la posta elettronica mi permette di tenermi in contatto con i miei colleghi e con le organizzazioni di categoria e di confrontare le mie esperienze e i miei dilemmi con loro; programmi computerizzati mi facilitano il lavoro presentandomi con un semplice, clic del mouse il valore delle varie autovetture e dei loro ricambi; macchine fotografiche digitali mi permettono di fotografare il luogo del sinistro e di immettere su supporto digitale le immagini; i programmi CAD mi aiutano a ricostruire attraverso disegni dettagliati la dinamica dell'incidente, eliminando l'inutile ingombro del tavolo da disegno, dei pennini e delle chine; una veloce scansione mi permette di ingrandire le foto e visionare il danno in modo ottimale; il masterizzatore mi permette di passare il materiale su supporto CD-R e di ridurre il mio archivio su supporto digitale, pronto per essere portato con me dovunque. Anche leggi e codici - che a loro volta hanno subito un aggiornamento nei contenuti - sono ora consultabili via computer. Non è cambiata forse, purtroppo, la maniera con cui tali leggi sono percepite dal cittadino che continua a commettere imprudenze spesso fatali (si pensi ai dati recentissimi sull'utilizzo di casco e cinture di sicurezza). Con orgoglio posso testimoniare che la passione per questa professione si rinnova in centinaia di giovani che si presentano ai concorsi per diventare Perito Assicurativo (e dei quali, sono stato talvolta anche insegnante in corsi organizzati da Enti e società private). Dopo avere esercitato per tanti anni questa professione mi rende fiero far parte della Commissione che esamina le giovani promesse che un domani prenderanno il mio posto. Quando mi siedo alla cattedra, riesco ancora a vedere in alcuni di loro non la tensione, ma la passione vera per una professione che all'inizio del terzo millennio non è affatto stata soppiantata, ma si trova tra tradizione e progresso. |