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L'Abruzzo
è stato concepito come una regione avulsa nel
tempo dalle correnti culturali. Questa immagine
distorta della realtà storica fu propagandata,
ma per scopi soltanto poetici, dal d'Annunzio,
seguìto a breve distanza dal Silone: l'uno in
omaggio alla poetica veristica, l'altro per
esigenze politiche o di cultura politica. Ne
usciva fuori un Abruzzo astorico e ageografico,
che aveva avuto la sua prima consacrazione dal
Boccaccio, dal Guinizelli e teorizzato dal
Rinascimento, che credeva di trovare nella
regione l'elemento umano naturale, poi nelle
teorie vichiane, che ricercavano il primitivo e
infine nel Romanticismo folclorico, che pensava
alla letteratura popolare, come connotazione
della categoria del sentimento.
La
realtà storica, invece, afferma che tre
stazioni della preistoria, cioè dell'Età
paleolitica (età della pietra) e dell'Età
mesolitica, prendono la denominazione da tre
località abruzzesi: la bertoniana da
Montebello di Bertona, in provincia di Pescara, la
ripoliana, presso Corropoli, in provincia di
Teramo, dove, nell'antica Ripoli
esistevano agglomerati abitativi sotto forma di
capanne su palafitte, e la ortucchiana
nella Marsica.
Gli
Italici (capitale Corfinium), sul tracciato
dei tratturi e dei tratturelli dell'Età
neolitica, quando fioriva la cultura
pastorale, costruirono una fitta rete viaria, la
più ricca dell'Italia mediana, che i romani
perfezionarono.
I
romani, a loro volta, considerarono l'Abruzzo
dal punto di vista militare e agricolo:
il console Livio il Salinatore, per virtù delle
strade abruzzesi, poté in una sola notte
arrivare al Metauro e sconfiggere il fratello di
Annibale, decidendo così il destino
dell'impero.
Silla
inviò una numerosa colonia di contadini sulle
coste abruzzesi per coltivare la vite e
l'olivo: le due grandi ricchezze, ancor
oggi, dell'Abruzzo adriatico.
Il guerriero di Capestrano
è il vertice della grande cultura vestina, che
sintetizza moduli artistici etruschi e greci.
Nel
Medio Evo fiorisce la cultura agricola, che
organizza una nuova società contadina, che
sarà recepita dai Benedettini, dai Longobardi
e dai Cisterciensi, questi ultimi
realizzatori dell'
Abbazia di S.Maria d'Arabona
in territorio di Manoppello.
Sui
campi Palentini si deciderà il destino europeo
di Carlo D'Angiò contro l'impero svevo di
Corradino, e le fortune d'Italia si celebreranno
ad Antrodoco.
Nel
1814 si accende in Abruzzo la fiaccola della
libertà, con i martiri angolani e nel 1837 si
manifesta l'insurrezione popolare di Penne. I
patrioti abruzzesi confluiscono nel gruppo
mazziniano della Giovine Italia.
Ricordiamo
alcune figure di prima grandezza che l'Abruzzo
ha donato all'Italia: Publio Ovidio Nasone,
Sallustio, Asinio Herio teatino, Caio Asinio
Pollione di cui parla Virgilio nei suoi canti,
Bonifacio IV papa marsicano (608-615), San
Pietro Celestino papa eremita del Morrone
(1294), Tommaso da Celano biografo di
S.Francesco, Nicola da Guardiagrele orafo,
Giulio Mazzarino cardinale, San Camillo De
Lellis protettore degli Infermi, Vittoria
Colonna poetessa del Sonetto, Giovanni Antonio
Santarelli glittico e scultore, il Beato Nunzio
Sulprizio santo giovinetto, i fratelli Grue
ceramisti, Francesco Filomusi Guelfi giurista
insigne, Silvio e Bertrando Spaventa originari
di Bomba, Gabriele d'Annunzio il Poeta di
Pescara, F.Paolo Michetti pittore e fotografo,
P.Paolo Tosti signore delle melodie, Costantino
Barbella scultore e autore del gruppo marmorea
"Canti d'amore", Edoardo Scarfoglio
giornalista e scrittore, Teofilo Patini, Filippo
Palizzi, Basilio, Tommaso, Michele, Pietro
Cascella ceramisti, pittori e scultori, Ignazio
Silone scrittore originario di Pescina come il
Mazzarino, Andrea Bafile e Tito Acerbo eroi,
Benedetto Croce, nato a Pescasseroli, nel Parco
Naz.d'Abruzzo, insigne storico e filosofo, i
fratelli Rossetti del Vasto, Fedele Penaroli
grande musicista lancianese, Fedele Romani di
Colledara, Ennio Flaiano scrittore di farse e di
tragedie per il grande Cinema, Corradino
D'Ascanio di Popoli, inventore dell'elicottero,
ed ancora Gabriele Manthoné, Ettore Carafa,
Camillo De Meis, Gennaro Finamore, Luigi
Antonelli, Antonio Di Iorio il padre del canto e
del folclore abruzzese, Gaetano Braga e Camillo
De Nardis. virtuosi del componimento musicale,
Giuseppe Di Prinzio raffinato scultore, Nicola
D'Antino scultore ortonese, autore del bronzo di
Gabriele d'Annunzio e di quello di P.Paolo
Michetti situati nel Salone dei Marmi della
Provincia di Pescara e Balbino Del Nunzio
cattedratico, originario di Spoltore.
Oggi
l'Abruzzo torna ad imporre la sua funzione,
quale la storia gli ha assegnato; di essere
cioè il centro di incontri di moduli culturali,
da recepire, interpretare e riesportare, vale a
dire una regione di sutura fra le due culture
differenziate del Settentrione e del Mezzogiorno
d'Italia.
(Saggio
storico-critico di Giulio Marino -
Pescara)
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