Francesco Paolo Michetti
e Gabriele D'Annunzio:

celebrato a Parigi il mito 

della terra d'Abruzzo

a cura di Tiziana Venditti


Parigi ha reso omaggio all'Abruzzo, terra di pastori ed artisti.
Nelle sale del Museo d'Orsay dedicate all'arte italiana fra otto e novecento è tornato, dopo un secolo, F.P. Michetti con la sua "Figlia di Iorio" Con la potenza evocativa della scena che si svolge alle pendici della Maiella il dipinto ha incantato numerosi turisti che, da aprile a giugno 2001, hanno visitato il museo parigino in Rue de Lille. "Italie: 1880-1910": tra i quadri celebri che ormai fanno parte dell'immaginario collettivo, come "Il Quarto Stato" di Giuseppe Pelizza da Volpedo, o il "Pastello Bianco" di Boldini la tela michettiana più famosa ha interpretato il mito di un Abruzzo lirico ed atavico. Sorprendente la fusione tra immagine e colore, ritmo e figure che evocano "una musica visibile", come scrisse il D'Annunzio, altro illustre ospite del D'Orsay. Un evento straordinario, che resterà impresso nella memoria storica del nostro paese, orgoglioso dei suoi due grandi "conterranei" che ebbero, anche se in maniera diversa, fortuna alterna: celebrati in vita, dimenticati dopo la seconda guerra mondiale, rivalutati di recente. Già cento anni prima, in occasione dell'Esposizione Universale tenutasi nella capitale francese, F. P. Michetti aveva esposto due grandi tele, "Le Serpi" e "Gli Storpi", che segnarono il suo declino come pittore e diedero il via ad una nuova stagione nella sua carriera, quella dedicata alla fotografia
Tra gli inestimabili tesori d'arte contenuti nel museo d'Orsay un posto di tutto rispetto anche per Gabriele D'Annunzio: tutta la vita del poeta, del drammaturgo, dell'eroe di guerra è stata magistralmente ricostruita attraverso foto, abiti e biancheria appartenuti al Vate, insieme alle immagini del Vittoriale, della Prioria, sua ultima dimora, ed ai numerosi e raffinati oggetti di cui egli amava circondarsi. In molti si sono chiesti il motivo di questa felice "convergenza" Michetti-D'Annunzio.
Una particolare ricorrenza che l'Abruzzo ha voluto celebrare? Semplicemente una fortunata iniziativa della Provincia di Pescara che, dopo anni di duro lavoro, è riuscita a riportare l'arte abruzzese a Parigi.
"La Figlia di Iorio" ha riconfermato il proprio successo, non solo come una delle opere sentite dal Michetti, ma anche come quella che, più di ogni altra, incarna leggende, suggestioni e riti di un popolo. Ed è proprio da quel senso profondo della tradizione popolare, dal sentimento tragico espresso da questa grandiosa tela, che D'Annunzio trasse l'ispirazione per l'omonimo dramma di cui annunciò la nascita al Michetti in una lettera del 31 agosto 1903: "... Tutto è nuovo in questa tragedia e tutto è semplice: tutto è violento e tutto è pacato nel tempo medesimo..."
Il 19 giugno 2001 Parigi ci ha restituito i "tesori" della nostra terra, salutando con un caloroso applauso la grande arte d'Abruzzo.